Che fai?

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Erato, la musa della Poesia

John Poynter, "Erato, la musa della Poesia" (1870)

Che fai, scrivi poesie?

Chi? Io?

No, no, non mi permetterei mai,

non sono in grado, non è cosa mia

e poi, confesso, la poesia

io non l’ho mai capita.

Eppure mi sembrava, a volte una rima, un verso, un a capo…

Ma no, ma no

la poesia è dei Poeti

non delle persone normali.

Per esser poeta

devi saper usare la parola concreta

per farne un senso astratto

ma dal valore universale.

No, no, io non sono in grado.

Racconto solo ciò che sento

in quei rari momenti

in cui riesco ad ascoltarmi dentro.

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Ti ricordi di Dada?

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dada margherite

Dada a 2/3 anni? Foto di Ermanno Salvini

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La cura

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La danza, Henri Matisse (1909)

La danza, Henri Matisse (1909)

La ragazza bionda dai capelli ricci

è seduta in prima fila

ad affrontare i suoi demoni interiori.

La ragazza parla, racconta, argomenta,

arrogantemente ribatte e si ribella,

mentre il suo viso pian piano si trasforma,

sempre più aspramente,

sotto i segni del dolore.

La voce si rompe – tremula

il tono si abbassa

la fiamma che la ustiona da dentro si spegne

e  la sua immagine falsa si spezza sotto i colpi dell’uomo

che le interpreta i sogni e che le offre la cura.

Il dolore della ragazza è dentro, nascosto in fondo in fondo,

fa molto male portarlo in superficie

affrontarlo a viso scoperto e condividerlo con gli altri,

ma lei ci prova, continua, insiste, spinta solo dalla volontà di guarire.

La cura è lì, in quel preciso momento, non si deve cercarla altrove.

E’  “solo” in quel rapporto sano

offerto con affettività da un dottore esperto

capace di mostrarti che certi segni di ferite

che hai sempre, sempre, creduto indelebili,

si possono cancellare

perché una trasformazione è possibile.

Perché si nasce sani.

Ci si ammala col tempo.

Con altro tempo si può guarire.

Volti, sempre più numerosi, si trasfigurano

sotto i colpi della sana consapevolezza e di un sentire interiore ritrovato

che si libera finalmente dalla pesante cappa della malattia.

La cura è lì, in quel momento di verità, se la vogliamo cogliere.

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Palpito di vita

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Picasso_ritratto di francoise 1946

Picasso, Ritratto di Francoise (1946, Museo Picasso, Parigi)

E sogno di essere vera

pelle, carne e sangue

che vibrano al contatto con l’aria, la luce, la pioggia, il sole

la mano di un uomo che fa esplodere di vita

ogni più piccola e remota molecola di me.

Il cuore sussulta,

il battito impazza

l’onda di emozione rimbalza sulle pareti della stanza

che di colpo prende vita e comincia a respirare insieme a me.

E’ un battito d’ali

un soffio di vento

un cinguettio lontano

natura si confonde col ritmo del mio cuore

e finalmente torna la pace profonda.

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Foglia nel vento

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Certi giorni mi sento niente

attraverso la città in movimento

come una foglia portata dal vento

staccata per sempre dall’albero che mi ha dato la vita

non ho una meta né un senso

non sono frutto, non sono fiore non seme

solo foglia nel vento, o solo niente.

Poi tutto passa

i piedi tornano a toccare terra

lo sguardo si posa sulle COSE REALI

ri-torno in me (o quella di prima ero la vera io?)

ho il pieno possesso delle mie facoltà.

Mi do da fare

cerco di provare

a diventare piccolo arbusto

radici

fusto

rami

fronde e foglie

frutti e

semi per dare la vita.

Un po’ d’acqua sì,

lo sguardo caloroso del sole

e posso stare così,

a cercare di crescere, di rinforzarmi

sperando che una nuova folata di vento

incurante delle tenere radici

non mi faccia tornare a sentirmi foglia.

Lady at dusk

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Capelli lunghi

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DAY_2__dark_hair_pale_skin_by_mogimogiSono seduta sulla riva del fiume e lo guardo passare.

Aspetto.

L’acqua scorre velocemente

rinnovandosi continuamente

sembra sempre uguale

ma a ogni istante si rinnova.

Così ogni giorno sembra uguale al precedente,

- lacrime, dolore, solitudine, ricordo, emozione -

mentre piccoli mutamenti si affacciano timidamente

cercando di scuotere il mio torpore.

Sono in stand-bye. Aspetto di riprendere in mano la mia vita

invece di vedermela scorrere davanti.

Alla morte non c’è rimedio,

ma non si può morire per evitare il dolore che ne segue.

Così aspetto, ma solo dentro,

fuori lavoro, costruisco, rido.

E’ un lutto tutto interiore. Fuori

solo capelli lunghi

che continuano a crescere e non riesco più a tagliare.

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Cinema e immaginazione

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PARNASSUS_Heath_LedgerTante le immagini che si sovrappongono le une sulle altre. Una miriade di immagini, forse troppe. Alcune meravigliose, originali, profonde, fantastiche, altre scontate, già viste, sapute, note.

Ho avuto la possibilità di trovarmi nel caotico calderone cinematografico dell’ultima edizione della Festa del cinema di Roma (sì, per me resta sempre la Festa e non un istituzionale e a-politico festival), e quando vedi una media di 4 film al giorno uno dietro l’altro il modo di rapportarsi alle immagini cambia, diventa più essenziale e immediato e ti permette di distinguere istintivamente cosa è creatività e cosa è maniera, un mero artificio con cui si cerca di nascondere l’assenza di un contenuto da raccontare.

Così rimbalzo da una sala all’altra, le immagini si sovrappongono e io mi annullo in questo mondo di celluloide, cercando, per un po’, di staccarmi dai miei pensieri quotidiani.

Laura Linney_The city of your final destinationMa il cinema non è così lontano dalla realtà, lo schermo è uno specchio che ci restituisce il riflesso della nostra immagine, a volte distorcendola, rendendola irriconoscibile, altre volte falsandola, altre ancora mettendo a fuoco dettagli che avevamo trascurato.  L’idea di perdermi nelle vite di altri molto lontani da me fallisce miseramente, e in ogni storia ritrovo e ri-provo le mie emozioni.

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Inverno

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Presto arriverà l’inverno

e farà buio presto

la sera dopo l’ufficio passerò da voi…

ma il voi è diventato un tu

perché lei non c’è più.

E la sera sarà un po’ più triste

e il buio sarà un po’ più nero

e cercherò nel cielo

un’immagine della memoria

che mi faccia compagnia

e sempre con me

stia.

E allora ecco, puerili parole

per cercare di fissare

permanentemente

un ricordo, un amore, un dolore,

che trapassa l’esistenza

senza darti tregua.

Solo puerili parole

per renderti immortale.

"Aspern"

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Fuoco dentro

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burqa3Mi sgretolo, mi spezzo

mi lacero mi squarcio.

Sì ancora dai, ancora un po’

posso sopportarne altro di dolore, come no.

Ho le spalle larghe io, sono forte,

incasso e vado avanti,

brucio di rabbia e vado avanti,

guardo una foto attaccata a una lastra di marmo

penso che non è non è non è

brucio, incasso e vado avanti.

E copro tutto il male con un burqa emozionale

che mi rende placida fuori, e calma e serena.

E intanto non so se dentro

l’incendio si sopisce o si alimenta

so solo che è sempre lì in agguato

sotto un sottile strato

di vita normale.

Pronto a farmi urlare.

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Solo fragili

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Mani di carne macinata

non sanno afferrare la vita che sfugge

ma si sgretolano al primo tocco di verità.

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